venerdì 26 aprile 2019

cabina.md

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LA CABINA TELEFONICA

Nel nostro paese, dove non c’è un solo segnale stradale che non abbia
qualche buco di pallottola, hanno rimesso la cabina telefonica. Questa
volta è di color arancio e, a prima vista, si tratta di un modello non
più vecchio di due anni, mentre la precedente era gialla e piuttosto
antiquata.

Intendiamoci: da noi il telefono c’è sempre stato e ogni famiglia ne ha
uno a casa propria.

Di questi telefoni domestici e del loro trillo servile e sottomesso noi
non sappiamo che farcene. Ma questa cabina, per il suo appartenere a
tutti e, in un certo senso, a nessuno, per quel qualcosa di misterioso e
di esotico che trasmettono in genere anche le più sperdute propaggini
dello Stato, per il senso di sfida che emana il suo stagliarsi saldo
proprio nel bel mezzo della piazza, esercita su di noi un fascino del
tutto particolare.

Chi di noi non ha già fatto almeno una telefonata soltanto per poter
dire a se stesso: anche da noi si può telefonare dalla pubblica via?
Questa cabina telefonica allo stato brado è per noi ben più che un
semplice mezzo per parlare con qualcun altro: essa è la conferma che
questa piazza, da qualcuno, da qualche parte, è stata ritenuta degna di
ospitare una proprietà dello Stato, priva di sorveglianza armata.

Ma io non mi faccio illusioni: già sento dire in giro che, anche questa
volta, qualcuno stà studiando il mezzo per manometterla, per telefonare
gratis o cose simili. Ma per telefonare a chi? Chi conosciamo noi che
sia così lontano da non poter essere chiamato con uno spintone?

Mi chiedo come potrà difendersi con le proprie forze una piccola cabina
indifesa in mezzo alla questa giungla inospitale. Bene sarebbe che
l’Amministrazione la facesse sorvegliare a vista notte e giorno da una
guardia.

Purtroppo questo non è possibile: non sorvegliamo con tanta cura cose
ben più preziose!

Luogosano 4‑5‑1991

Michele ANDREOLI

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